img
img
img
  LA STORIA DI IERI  
  . la storia di ieri           . la storia di oggi            . la storia di domani  
 
Angelo Draghi

Angelo Draghi nacque a Venezia il 24 marzo 1831, figlio di Gerolamo, un modesto commerciante trasferitosi a Padova a cercar migliore fortuna. Il primo gennaio 1850 Angelo Draghi inizia l’attività aprendo un piccolo negozio, cartoleria e libreria insieme, a San Lorenzo, oggi via San Francesco; l’ampiezza del locale era allora assai limitata, tuttavia il negozio cominciò presto a godere delle simpatie e del favore della clientela. Già orfano di madre, Angelo Draghi perdette in giovanissima età anche il padre, cosicché restò solo a capo della famiglia e della piccola azienda. Si spostò successivamente in piazza delle Erbe per approdare definitivamente, qualche anno più tardi, in via dei Morsari, oggi via Cavour. Una scelta felice questa strada, l’attuale via Cavour, che prendeva nome da antichi artigiani di morsi e finimenti per cavalli (da qui infatti il nome di ‘via dei Morsari’) ed era la via che collegava piazza delle Biade (oggi piazza Cavour) e dei Noli (oggi piazza Garibaldi). Nelle vicinanze vi erano i principali alberghi cittadini la “Stella d’Oro”, la “Croce d’Oro”, l’ “Aquila d’Oro”, gli stalli delle vetture ( i “brougham”, gli omnibus o soltanto le “timonelle”), c’era e c’è il famoso caffè Pedrocchi, c’erano le Regie Poste ed immediatamente alle spalle di questa zona si aprivano le piazze del mercato ed il popoloso e vivace quartiere Santa Lucia.

 

Angelo Draghi aprì insomma nel cuore della città e ben si inserì nel commercio e nella vita dell’epoca, simpatizzò ed aiutò i movimenti antiaustriaci (non si era ancora spento l’eco delle giornate del 1848). Il Draghi si aggregò, col Coletti, il Legnazzi, il Cavalletto, ai comitati segreti; la libreria diventò un ritrovo di cospiratori. Nel ?61 Angelo Draghi assunse il compito di far funzionare un torchio per la stampa di circolari rivoluzionarie. L’11 giugno 1866 venne arrestato dalla polizia austriaca ed incarcerato a San Matteo. Mentre era detenuto nelle prigioni politiche di San Matteo, la polizia austriaca cercava invano carte compromettenti ed elenchi di patrioti e di cospiratori, che sapeva trovarsi presso di lui. Egli aveva nascosto infatti quei documenti fra le pagine di un libro celato in un nascondiglio; e siccome era venuto a sapere che le ricerche si intensificavano, vergò col sangue e affidò alla sorella un bigliettino per il Comitato segreto antiaustriaco, perché quelle carte fossero tosto bruciate, allo scopo di salvare da rappresaglie e fucilazioni i concittadini che vi erano nominati. La sorella, celato in bocca il foglietto, riuscì a presentarlo al Comitato e a far scomparire le note pericolose. A testimonianza di quest’attività gli venne conferita, una volta avvenuta l’Annessione del Veneto al Regno d’Italia, la medaglia d’argento con l’incisione “Ad Angelo Draghi in premio del suo patriottismo”.

Angelo Draghi continuò la tradizione di libraio editore: la libreria divenne in breve una delle più note ed accreditate del Veneto. Il Draghi, soppresso il reparto cartoleria, si fece editore di opere filosofiche, letterarie e scientifiche. Basti ricordare che Roberto Ardigò (alcuni dei volumi pubblicati sono oggi patrimonio storico della libreria) volle che la stampa dei suoi scritti filosofici fosse affidata al suo talento editoriale. Durante i lunghi anni che dedicò al commercio libraio poté compiacersi di veder sostare a lungo nella sua bottega illustri personalità e insigni maestri dell’Ateneo Patavino, quali il romanista Francesco Schupfer, il matematico Francesco Flores D’Arcais, il geografo Giuseppe Dalla Vedova, l’idraulico Domenico Turazza e uomini come l’abate Luigi Padrin, Antonio Tolomei, Carlo Maluta, Vincenzo Crescini.

Della vita privata e famigliare di Angelo Draghi sappiamo che dapprima si dedicò amorevolmente alle sorelle Carlotta e Maria, andate spose a Carlo Perdetti e Leopoldo Baseggio, poi rivolse tutto il suo affetto alla figlia Gilda, sposata all’ing. Vincenzo Belloni di Este. La signora Gilda Belloni gli premorì, il genero e i nipoti vollero con sé il Draghi, ormai ottantenne. Egli morì ad Este il 10 novembre 1915.
Gli eredi Belloni (a quella famiglia appartenevano Antonio 1868-1934 lo studioso del Seicento, e Giambattista 1896-1975 lo psichiatra) dopo alcuni anni di gestione della libreria da parte dello stesso Libero Astori (morto nel 1911) e del ricordato Riccardo Zannoni (partito per il fronte nel 1917), l’ 1 gennaio 1920 la cedettero a Giovanni Battista Randi.

 
 
. la storia di ieri           . la storia di oggi            . la storia di domani
 
     
img
img