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Per
una collocazione nel tempo della tradizione libraria
padovana si può risalire alla fine del '400
quando Clemente da Padova insegnò l'uso dei caratteri
mobili per la stampa e il tipografo Bartolomeo Valdezocco
stampò il Decamerone del Boccaccio e il Canzoniere
del Petrarca.
Essere ed esercitare la professione di libraio
voleva dire a quell'epoca racchiudere in un'unica figura
svariate mansioni, capacità tecniche e relazionali,
volontà di rischiare e passione.
Le botteghe dei librai sono un luogo frequentato da
poeti, intellettuali e scrittori, esse sono luoghi dinamici,
vivi in cui si incontrano e si scambiano idee figura
di spicco del panorama culturale come Tasso, Ariosto
Goethe. Non a caso Goethe definisce il libraio
padovano Scapin "librajo
di mente, galantuomo di cuore". |
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Per capire meglio quanto veritiera
sia questa citazione e quanto Scapin amasse il proprio
mestiere basti pensare a ciò che disse ai nipoti
al momento di succedergli:
“che il negozio
di libri continuar abbi con quel concetto e riputazione
che mi fece ottenere in questo paese non solo, ma anche
in paesi esteri e d’oltre mare, quel compatimento
che non avrei mai sperato”.
Quando i discendenti
dello Scapin si siano disfatti della libreria non ci
è dato sapere. Troviamo tuttavia Angelo Draghi
iniziare la sua attività libraria in piazza delle
Erbe 160, il che ce lo fa ritenere succeduto all’ormai
sviata bottega Scapin.
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Nella
sede dello Scapin Angelo
Draghi continuò con coraggio e passione la
tradizione di libraio editore, alcuni volumi da lui
pubblicati sono oggi considerati patrimonio storico
della libreria. Alla sua morte la libreria
venne data in gestione.
Grazie alla "Guida
della provincia di Padova" del 1871 sappiamo che
in quell'anno a Padova ci sono ben più
di 11 librerie. Non dobbiamo credere comunque
ad un improvviso successo del commercio librario, piuttosto
va ricordato come la maggiore parte delle librerie (Calappo,
Stiasni, Lorigiola) fossero in sostanza delle cartolerie,
con rivendita di giornali, e con commercio di fotografie
e quadri oleografici (si stava sviluppando la produzione). |
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Alla fine del secolo il Brentari,
nella sua “Giuda di Padova” (1891) menzionava
solo i principali librai di Padova: Fratelli Drucker,
Angelo Draghi, Salmin seguiti da un benevolo “eccetera”.
Un’altra
rinomata libreria, la libreria Sacchetto, si trovava
sotto il portico del Bò, la storica
sede dell’Università patavina. Nel 1874
tale libreria venne rilevata dai fratelli Carlo (1842-1916)
ed Enrico (1848-1923) Drucker, figli dell’ungherese
Sigismondo (1807-1869). Un avvenimento determinante
nella storia culturale della città. I fratelli
Drucker (le loro molte pubblicazioni vengono
datate Padova-Verona-Lipsia) diventano un
richiamo veneto e sviluppano un vasto giro d’affari
nazionale ed europeo. Aprono una “sezione
di antiquariato” in via Spirito Santo e divengono
(in particolare Enrico, bibliofilo dottissimo) collaboratori
preziosi di studiosi e professori universitari. Abbandonano
l’antica insegna “ Drucker & Tedeschi”
(Donato Tedeschi era cognato di Sigismondo Drucker)
e la veronese Libreria alla Minerva per stabilirsi
definitivamente a Padova.
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In
tale libreria Giovanni
Battista Randi trovò lavoro come
fattorino, successivamente commesso e quindi direttore.
Il primo gennaio 1920 Giovanni Battista Randi
diventa proprietario della libreria Draghi assumendo
l'impegno di mantenerne l'insegna.
Con la guida di 'Sior Tita' (così veniva familiarmente
chiamato Giovanni Battista Randi) la libreria Draghi
continua la tradizione di lavoro e compenetrazione nel
tessuto cittadino coniugando in se stessa, nella persona
del titolare, le maggiori tradizioni librarie padovane.
Il 21 aprile 1931 Giovanni Battista morì improvvisamente,
ed il negozio passò nelle mani del figlio Giuseppe,
trentenne, ormai da anni suo validissimo collaboratore.
Sotto la guida di Giuseppe
Randi la libreria Draghi raggiunse livelli
ancora più alti.
Vennero ampliate le varie sezioni: straniere,
artistiche, scientifiche e dei periodici. Si
cercò di curare e perfezionare ogni servizio.
Giuseppe Randi si accattivò la confidenza di
tanti illustri abituali clienti o magari soltanto occasionali
frequentatori con i suo essere impeccabile e discreto.
Il 20 gennaio 1978 Giuseppe
morì. Siamo alla storia contemporanea che si
confonde con quella di Pietro Randi,
la terza generazione di questa famiglia di librai.
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