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Redazionale
Finalisti del premio Campiello 2009
Sabato 9 giugno è stata scelta l
Sabato 23 Maggio è stata scelta la cinquina della 47° edizione del
premio Campiello
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Elena Loewenthal,
Titolo Conta le stelle se puoi,
pagine 260, € 17,50, edizioni Einaudi; |
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Moise Levi ha solo
ventitré anni la mattina di fine estate in cui lascia Fossano portandosi
dietro un carretto di stracci. Vuole andare a Torino a far fortuna, e
non può immaginare che quello sia solo l'inizio di una lunga storia.
Perché Moise possiede un fiuto eccezionale per gli affari e per i
sentimenti: darà il via a una florida ditta di commerci nel ramo
tessile, e avrà due mogli, sei figli e un'infinità di nipoti
sparpagliati ai quattro angoli del mondo. Dopo la grande guerra mondiale
e quel "brutto spettacolo" della marcia su Roma, finalmente la vita di
tutti ha ripreso il suo corso. Meno male che nel 1924 a quel "brutto
muso di Mussolini" gli è preso un colpo secco, altrimenti la storia di
nonno Moise e della sua discendenza sarebbe stata molto diversa. Invece
la famiglia Levi - con i suoi amori e i suoi affanni, i suoi commerci e
le sue tribolazioni, le grandi cene di Pasqua e i lunghi silenzi delle
stanze chiuse - diventa sempre più numerosa nella casa di via Maria
Vittoria, costruita proprio lì dove una volta c'era il ghetto e adesso
non c'è più. Elena Loewenthal non ha riscritto la Storia all'incontrano:
ha provato piuttosto a mettere la vita al centro, dove la morte ha
cancellato tutto. Ha lasciato scorrere la quotidianità dell'esistenza,
con la sua allegria e la sua insensatezza, per vedere come le gioie e le
fatiche di ogni giorno possano fondersi "in una cosa sola che non è
troppo distante dalla felicità".
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Margaret Mazzantini,
Venuto al mondo,
pagine 531, € 20.00, edizioni Mondadori; |
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Una mattina Gemma sale su un aereo, trascinandosi dietro
un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni. Destinazione
Sarajevo, città-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato
ancora vicino. Ad attenderla all'aeroporto, Gojko, poeta bosniaco,
amico, fratello, amore mancato, che ai tempi festosi delle Olimpiadi
invernali del 1984 traghettò Gemma verso l'amore della sua vita, Diego,
il fotografo di pozzanghere. Il romanzo racconta la storia di questo
amore, una storia di ragazzi farneticanti che si rincontrano oggi
invecchiati in un dopoguerra recente. Una storia d'amore appassionata,
imperfetta come gli amori veri. Ma anche la storia di una maternità
cercata, negata, risarcita. Il cammino misterioso di una nascita che fa
piazza pulita della scienza, della biologia, e si addentra nella
placenta preistorica di una guerra che mentre uccide procrea.
L'avventura di Gemma e Diego è anche la storia di tutti noi, perché
questo è un romanzo contemporaneo. Di pace e di guerra. La pace è
l'aridità fumosa di un Occidente flaccido di egoismi, perso nella
salamoia del benessere. La guerra è quella di una donna che ingaggia
contro la natura una battaglia estrema e oltraggiosa. L'assedio di
Sarajevo diventa l'assedio di ogni personaggio di questa vicenda di non
eroi scaraventati dalla storia in un destino che sembra in attesa di
loro come un tiratore scelto. Un romanzo-mondo, di forte impegno etico,
spiazzante come un thriller, emblematico come una parabola.
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Pierluigi Panza,
La croce e la sfinge,
pagine 220 € 18.00, edizioni
Bompiani; |
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Giovan Battista Piranesi: incisore, scenografo,
antiquario, ma prima di tutto, come venne definito dai suoi molti
oppositori e rivali, "architetto scellerato". "La croce e la sfinge"
racconta la vita di questo artista d'eccezione e dei suoi figli, la sua
storia ribelle e avventurosa, che inizia a Venezia, per proseguire nella
Roma delle rovine; la storia di un uomo le cui idee rivoluzionarie
suscitano scandalo, così come il legame con la potente famiglia di Papa
Rezzonico, che pensa di usarlo per i propri scopi politici. Ma questi
sono solo alcuni dei tanti azzardi che caratterizzano l'esistenza di un
irregolare dell'arte e del pensiero, che nel progetto di restauro della
chiesa di San Giovanni in Laterano e nella costruzione della chiesa di
Santa Maria del Priorato sull'Aventino si avvicina sempre più ai simboli
dei crociati e alla mitologia dei templari, un amore tossico che aliena
sempre più a Piranesi le simpatie dei vertici ecclesiastici. Pierluigi
Panza profonde in questa grande avventura il rigore del saggista e
dell'erudito, ma, prima ancora, la capacità del narratore di immergersi
nella materia infuocata di un'esistenza fuori dalle regole e di elevarla
a simbolo di un'intera epoca: il Settecento dei misteri, degli oscuri
simboli esoterici e dei poteri occulti che scuotevano le certezze del
secolo dei Lumi e minacciavano la Chiesa. II libro è arricchito da
documenti inediti e riproduzioni delle incisioni di Giovanni Piranesi.
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Francesco Recami,
Il superstizioso,
pagine 199, € 12.00, edizioni Sellerio; |
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| Camillo ha un negozio di
scarpe. La sua vita scorre regolare e tranquilla, senza scosse. Ogni
giorno per andare al lavoro attraversa a piedi un cavalcavia sopra la
linea ferroviaria. La strada è sempre la stessa e nel corso degli anni
ha preso l'abitudine di tenere il conto del passaggio dei treni. E si va
convincendo che se transitano due convogli la giornata gli andrà bene,
ma se è uno solo è bene stare all'erta perché non si sa cosa può
succedere. Camillo non è superstizioso, o almeno pensa di non esserlo,
non crede al destino. Ma quel gioco quotidiano gli ha preso un po' la
mano e se ne fa condizionare. Una mattina i treni che gli filano via
sotto il ponte sono tre. Un evento eccezionale che va festeggiato.
Niente lavoro per oggi, e Camillo torna a casa. Ma appena varcata la
soglia, avverte strani rumori, respiri soffocati; poi il gatto gli
sguscia tra le gambe e inciampa rovinosamente. Si ritrova all'ospedale.
Non ricorda più niente e mentre riacquista lentamente la memoria lo
invade una strana sensazione. Un sospetto si insinua nell'animo di
Camillo e la gelosia diventa una ossessione. Conseguenze della caduta?
Con la mente non fa altro che ritornare a quei momenti, vorrebbe
ricordare ma non riesce a mettere a fuoco l'immagine sfocata che gli
martella dentro. Intanto come un detective sorveglia la moglie con
metodo, con ostinazione. Vuole scoprire il segreto e non sa quale
destino lo attende. |
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Andrea Vitali,
Almeno il cappello,
pagine 405, € 17.60,
edizioni Garzanti; |
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| Ad accogliere i
viaggiatori che d'estate sbarcano sul molo di Sellano dal traghetto
Savoia c'è solo la scalcagnata fanfara guidata dal maestro Zaccaria
Vergottini, prima cornetta e direttore. Un organico di otto elementi che
fa sfigurare l'intero paese, anche se nel gruppetto svetta il virtuoso
del bombardino, Lindo Nasazzi, fresco vedovo alle prese con la giovane e
robusta seconda moglie Noemi. Per dare alla città un Corpo Musicale
degno di questo nome ci vuole un uomo di polso, un visionario che sappia
però districarsi nelle trame e nelle inerzie della politica e della
burocrazia, che riesca a metter d'accordo il podestà Parpaiola, il
segretario comunale Fainetti, il segretario della locale sezione del
Partito Bongioanni, il parroco e tutti i notabili della zona. Un insieme
di imprevedibili circostanze - assai fortunato per alcuni, e invece
piuttosto sfortunato per altri - può forse portare verso Sellano il
ragionier Onorato Geminazzi, che vive sull'altra sponda del lago, a
Menaggio, con la consorte Estenuata e la numerosa prole. "Almeno il
cappello" racconta la gloriosa avventura del Corpo Musicale Bellanese,
le mille difficoltà dell'impresa e la determinazione di chi volle
farsene artefice. A ritmo di valzer e mazurca, con il contorno di
marcette e inni, Andrea Vitali s'inventa un'altra storia tutta italiana,
fatta di furbizie e sogni, ripicche e generosità, pettegolezzi e amori.
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Il Campiello Opera Prima è stato assegnato a: |
Cesarina Vighy,
L’ultima estate,
pagine 190, € 18.00, edizioni Fazi; |
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| Da dove arriva la voce di
Zeta? Apparentemente dal luogo più inabitabile e muto: la malattia, in
quel punto estremo che toglie possibilità, respiro, futuro. Ma è solo
apparenza: questa voce proviene dal nucleo più irriducibile e infuocato
della vita. Che non tace, non cessa di guardare e amare. E anzi,
comincia qualcosa: a scrivere. È fragile l'equilibrio che genera queste
pagine. Per Zeta qualsiasi gesto ora è enorme, la fatica non solo fisica
è in ogni momento fatale. E i ricordi sono uno squarcio lacerante nella
memoria di una vita tenacemente irregolare: la nascita fuori dal
matrimonio della "bambina più amata del mondo", l'infanzia sotto le
bombe, Venezia splendida e meschina, il primo disastro sentimentale e
poi Roma becera e vitale, l'esperienza della psicanalisi, l'avventura
del femminismo, il cammino della malattia. E sempre la coriacea e
gentile difesa della propria individualità, l'irrisione delle tribù e
delle cliniche cui ha rifiutato di appartenere. Così la storia della sua
vita scorre laterale, vissuta intensamente ma mai accettata, come non
fosse mai meritevole di piena identificazione. Con una lingua nitida,
feroce, mai retorica, attraversata da una vena di sarcasmo che non
concede nulla alla pietas, questo romanzo d'esordio scritto a settant'anni
affronta il più evitato degli argomenti: la sofferenza. Mai, lungo
queste pagine, si può dimenticare che l'autrice è malata, gravemente.
Però basta uno spiraglio della finestra in cucina a far entrare un
platano o un merlo. |
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